31/12/9999

Riflessioni sull’ergastolo: 31/12/9999, fine pena mai


31/12/9999

L’egastolo e la beffa di una data: 31/12/9999, fine pena mai. Le riflessioni di Lucia Bartolomeo dal carcere di Lecce

A tratti, anche con ironia, Lucia Bartolomeo muove le proprie considerazioni sulla pena dell’ergastolo, sulla contraddizione del principio di rieducazione del condannato e sulla beffa di una data: 31/12/9999

Si è detto di tutto e il contrario di tutto sulla pena dell’ergastolo, cercando di darne un senso, ma la realtà è che, per quanto se ne dica, non ci sono parole adatte e in grado di descriverne il vero significato. La verità è che il vocabolario della lingua italiana non contiene aggettivi appropriati in termini di disumanità da poterne spiegare il vero concetto ed è per questo che dinanzi a tale parola si resta pietrificati come statue di gesso. Eppure, quando viene sentenziata una condanna di ergastolo sembra così naturale e scorrevole quella voce che ne legge il dispositivo, non una pausa né un tentennamento e tanto meno il bisogno di fare un respiro profondo.

Le parole scorrono veloci e ben scandite come quelle di un’annunciatrice che legge i programmi in scaletta alla televisione. Peccato però che non si tratta di un film, nulla di fantasioso né frutto dell’immaginazione. Realtà! Sconvolgente realtà! Si potrebbe parlare di un incubo, ma dagl’incubi prima o poi ci si risveglia, invece l’ergastolo è un cattivo sogno perpetuo, è un labirinto senza vie d’uscita, è l’interdizione delle anime, il buio della mezzanotte che congela il tempo e impedisce all’alba di far sorgere il sole. Il termine ergastolo è uguale ad alienazione dal mondo stesso perché la persona che ne viene investita è cancellata per legge dalla faccia della terra. Si, appunto, per la legge, solo per la legge perché comunque, al di là di quello che si può dire o pensare in ogni singola persona, anche in un ergastolano ostativo e non c’è un cuore che batte, il sangue che scorre nelle vene e l’aria che entra nei polmoni. Un ergastolano è un essere umano in grado di sorridere, di versare lacrime, di provare dei sentimenti e capace ancora di viversi delle emozioni. La legge sancisce che in uno Stato di Diritto non è consentito uccidere perciò vige la pena dell’ergastolo, ovvero il “fine pena mai” che in termini più semplici significa non uscire mai più dalle patrie galere, morire in carcere e, paradossalmente, riacquistare la libertà solo da morti, lasciare quel luogo solo da morti. Purtroppo questa è la dura realtà degli ergastolani ostativi e allora mi chiedo: di quale Stato di Diritto stiamo parlando? Non esiste Diritto davanti ad uno Stato che scende agli stessi livelli di chi ha sbagliato applicando la legge del taglione, lo Stato dovrebbe mantenersi sempre al di sopra di certe violenze ed applicare la pena non come castigo perché in realtà è quello il messaggio che ne viene fuori, ma come rieducazione del condannato e conseguente riabilitazione, ma se a un soggetto che ha sbagliato viene inflitta una condanna al “fine pena mai”, perpetua, di quale programma rieducativo stiamo parlando? Sulla posizione giuridica di un ergastolano alla voce fine pena vi è riportata la data 31/12/9999 che in realtà significherebbe essere immortali per poter arrivare a quell’anno che ricorda tanto un film di fantascienza, “Ritorno al futuro” e se non fosse per la tragicità della cosa di cui si sta parlando verrebbe anche da sorridere pensando al fatto che una persona dovrebbe avere 7-8-10 vite longeve e anche di più per raggiungere tale traguardo. Credo che la Legge farebbe più figura a lasciare vuoto quello spazio del fine pena anziché rendersi ridicola con dei numeri di irreale fantasia che nulla hanno a che fare con la realtà. Stesso discorso vale per la liberazione anticipata: un ergastolano che ha una regolare condotta in carcere e che partecipa all’opera rieducativa usufruisce, come gli altri detenuti, dello sconto di pena di 45 giorni ogni 6 mesi di pena espiata. Sulla posizione giuridica i giorni di liberazione anticipata vengono riportati regolarmente man mano che il soggetto in questione li matura, però il fine pena non subisce modifiche e resta invariato al 31/12/9999. sembra una presa in giro, e forse lo è, ma purtroppo la legge italiana di questo e non si capisce dove sta il senso a tutto ciò. Nel 2017 ci sono ancora degli Stati che applicano la pena di morte e, parlando di tali atrocità, verrebbe da pensare immediatamente ai Paesi ancora sottosviluppati dove la civiltà resta un’utopia, invece proprio fra questi vi è uno degli Stati più potenti ed emancipati del pianeta terra che è l’America e davanti a ciò si resta completamente muti e perplessi.

Da anni associazioni umanitarie ed anche la Chiesa cattolica si battono affinché sia messa la parola fine a questa mattanza perché è fuori da ogni logica nell’era moderna. L’Italia, già da moltissimi anni, si è dissociata dal mettere in pratica tali manovre abolendo la pena di morte e sostituendola con la pena dell’ergastolo, verrebbe subito da dire che in effetti il nostro Paese ha dimostrato grande civiltà e senso di umanità nel farlo, perché si è dissociato dall’essere un Stato giustiziere con la licenza di uccidere, ma in fondo cosa è cambiato? Un bel niente visto che comunque trattasi di morti bianche somministrate lentamente a livello psicologico negli anni che è ancora peggio.

Allora, ritornando all’argomento “civiltà” si arriva dritti dritti alla conclusione che anche l’Italia è ben lungi dal potersi ritenere un Paese civile in termini di giustizia perché non si discosta minimamente dagli Stati che ancora applicano la pena di morte perché sentenziare un “fine pena mai” è peggio della morte stessa. Questa non è legge, ma solo trattamento punitivo che non viene messo in atto solo sul soggetto in questione, ma va a investire l’intero nucleo familiare che ruota intorno al condannato in quanto i parenti pagano lo scotto di tutta la situazione con sacrificio e sofferenza. …e tornando al percorso di rieducazione del condannato ergastolano dovrebbe esserci sempre un fine ultimo a tale percorso, una sorta di itinerario con una luce nel fondo che per gli ergastolani comuni fortunatamente c’è in quanto, dopo un bel gruzzolo di anni espiati con buona condotta possono accedere comunque alle misure alternative e alla libertà condizionale della pena, ma nel caso degli ergastolani ostativi in regime di alta sicurezza viene preclusa qualsiasi possibile alternativa al carcere per tutta la vita.

Invece lo Stato dovrebbe sempre mantenersi al di sopra di questi atteggiamenti di crudeltà anziché giocare alla roulette russa e alla voce “fine pena” lasciare uno spazio bianco senza data per poter, a distanza di anni, rivalutare la sua pena e dare un senso al percorso rieducativo che viene fatto da un ergastolano che al di là di tutto è sempre un essere umano e come tale andrebbe trattato e allo stesso tempo, per dare un senso e un valore anche al minuzioso lavoro che svolge l’equipe del carcere nei confronti del soggetto. Questa sarebbe civiltà e segno di “serietà” e correttezza da parte di chi è preposto a fare le leggi per dare finalmente il vero valore a quella frase affissa in tutte lee aule di tribunale: “La legge è uguale per tutti”

Lecce 05/01/2017                                  Lucia Bartolomeo

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Riflessioni sull'ergastolo: 31/12/9999, fine pena mai
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L'egastolo e la beffa di una data: 31/12/9999, fine pena mai. Le riflessioni di Lucia Bartolomeo dal carcere di Lecce
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