Pene_accessorie

Ricadute di una condanna sulla sfera familiare dei detenuti


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Giusta condanna e pene accessorie: lo sfogo e le considerazioni di Cinzia Prinari sull’argomento

Art. 27 della Costituzione italiana: La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”.

Visto con gli occhi di Cinzia Prinari, che sconta la sua pena senza rivendicazione alcuna e che anzi, riconosce pienamente il nesso tra causa ed effetto, tra delitto e condanna, questo sacrosanto principio non viene applicato in pieno, ma sentiamolo dalle sue parole:

Rivolgo un saluto a tutte le persone che ci seguono e che ci danno l’opportunità di parlare dei nostri pensieri e dei problemi che viviamo all’interno del carcere e spiegare con parole nostre le difficoltà che affrontiamo ogni giorno. Non voglio parlare delle condanne che ci vengono riportate perché se un tribunale ci giudica colpevoli è giusto che un magistrato ci dia la pena, e si deve scontare, ma voglio evidenziare che tante volte le consideriamo ingiuste, non perché possono essere alte, ma per le pene accessorie che ne comporta e queste non vengono lette nelle sentenze e non credo neanche che siano scritte …eppure vengono esercitate!

La Costituzione cita che si tutela la famiglia che è sacra ed inviolabile, eppure in molti casi è causa di restrizioni peggiori della carcerazione stessa perché, se nella propria famiglia abbiamo parenti pregiudicati, ci tolgono il beneficio, quello primario per noi qui dentro ed è la “liberazione anticipata” che si basa sul comportamento che si mantiene in carcere, dall’impegno che la persona ci mette per fare un percorso di reintegro e questo non lo dico io, lo cita il Codice Penitenziario! Eppure anche con questo impegno tante volte ci viene negata perché se tu hai rapporti anche epistolari con la tua famiglia, ci troviamo un rigetto con la motivazione che non si è fatto un cambiamento della propria persona oppure trovano (i giudici di sorveglianza) un’altra forma, ma quello che ti si dice sostanzialmente è che devi interrompere tutti i rapporti con i tuoi familiari!

Certo, non te lo dicono chiaramente, ma il significato non cambia! Trovo ingiusta questa condanna perché un articolo del Codice Penale debba farti rinnegare sorelle, fratelli, chi ti ha messo al mondo o chi davanti a Dio si è unito in matrimonio! Perché la famiglia non la scegliamo noi e se qualcuno ha sbagliato avrà già pagato e per un problema di giustizia non la si può rinnegare, perché è la nostra di famiglia e non la si cambia con nessun’altra! Quando un Tribunale ti condanna non ti parla di “pene accessorie” e mi chiedo perché, se credono di fare la cosa giusta, (ci debbano essere) padri allontanati dai figli, mogli dai mariti! Io non credo che sia una cosa giusta altrimenti il giudice si prenderebbe la responsabilità di leggerle attraverso la sentenza eppure non viene impedito di usarla come motivazione di un rigetto. Qui, oltre un buon comportamento, non si può dimostrare un cambiamento della persona perché non ci sono i mezzi, si seguono le regole, ma non ci possono toccare la nostra dignità perché la famiglia è sacra ed inviolabile e questo (principio), il Tribunale, dovrebbe tutelarlo al di là di un articolo del Codice Penale!

Chi commette un reato è giusto che venga arrestato e condannato, ma con sentenza senza supplementi aggiuntivi. Perché quando una persona sbaglia e viene reclusa la pena viene estesa a tutta la famiglia. Voglio concludere questo mio pensiero non come protesta , ma più come uno sfogo per chi, come me, nel percorso della carcerazione ha constatato: “Non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce”

Un saluto a tutti

Lecce, 28 gennaio 2016                                    Cinzia prinari

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