Muro_dell'Ungheria

L’Ungheria e l’Europa dei ghetti: un muro la dividerà dalla Serbia

Muro_dell'Ungheria

L’Ungheria ha annunciato la costruzione di un muro alto 4 metri e lungo 175 km presso il confine con la Serbia per contenere l’immigrazione clandestina

L’Ungheria costruirà un muro alto 4 metri e lungo 175 chilometri per proteggere i confini con la Serbia e per arginare il flusso di immigrazione clandestina. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Peter Szijjarto durante una conferenza stampa: “L’immigrazione è uno dei problemi più gravi per l’Unione Europea di oggi -ed ha aggiunto- I Paesi dell’UE cercano una soluzione, ma l’Ungheria non può permettersi di aspettare più a lungo. Stiamo parlando di un tratto di confine lungo 175 km la cui chiusura fisica potrà essere realizzata con una recinzione alta quattro metri. Il ministro dell’Interno ha ricevuto l’ordine di costruirla”.

Dopo la Svezia, l’Ungheria è il Paese europeo che ha accolto il più alto numero di rifugiati: dai 2mila del 2012 agli oltre 43mila attuali, una situazione oggettivamente insostenibile.

E così, quel famoso 9 novembre del 1989 quando vedemmo crollare il muro di Berlino, festeggiando per la caduta di un simbolo che rappresentava la riunificazione di una parte dell’Europa, convinti che la guerra fredda fosse finalmente finita rimane solo un ricordo nel tempo.

Se l’Ungheria costruirà il suo muro cosa impedirà ad altre nazioni di fare altrettanto? Già il caso della Francia dimostra come l’Europa sia del tutto impreparata a questo esodo di proporzioni enormi, ora iniziano a sorgere muri che finiranno col chiudere gli Stati in ghetti nazionali, mentre lo spettro nucleare ritorna ad affacciarsi con il riarmo atomico annunciato dalla Russia.

La globalizzazione, paradossalmente, sta creando barriere sempre più profonde, ma di sicuro non sarà la costruzione di un muro ad impedire che folle di disperati cerchino scampo dalle guerre, è un circolo vizioso: l’Occidente produce le armi che alimentano le guerre e le guerre generano i profughi che cercano scampo in Occidente. L’unica cosa effettivamente globalizzata è il disagio, tanto di chi fugge, quanto da chi è impegnato ad ospitare, mentre i “soliti pochi” continuano a mandare a monte il pianeta per i loro sporchi profitti

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