Pannella

Lettera ad un amico, Marco Pannella


Pannella

Molto si è parlato in questi giorni della dipartita di Marco Pannella, da destra e da sinistra tanto che nella rassegna stampa del 20-05-2016 erano presenti ben 348 articoli a lui dedicati

…e non poteva essere diversamente, di sicuro Pannella verrà ricordato nella storia della politica italiana come una voce fuori dal coro. Da morti siamo sempre “I migliori” perché siamo quelli che se ne sono andati, ma quei 348 articoli dovrebbero farci soffermare sul fatto che forse sarebbe meglio apprezzare ed ascoltare i “grandi” quando sono ancora vivi. Certo, la politica è un raffinato gioco di equilibri tra il dare e avere, bisogna accontentare il proprio elettorato, seguire e governare le tendenze, a volte “crearle”, ma il pregio di Marco è stato quello di essere coerente con i principi fondamentali dell’umanità, i diritti essenziali validi per tutti, dagli omosessuali ai consumatori di droghe leggere, dalla scelta di decidere della propria maternità alla dignità dei detenuti ed è proprio su questi che mi voglio soffermare introducendo la lettera di Lucia Bartolomeo con delle brevi e semplici considerazioni: con la chiosa al suo pensiero Lucia ci ricorda l’art. 27 della nostra costituzione, articolo ampiamente disatteso dalle nostre istituzioni tanto che la Corte di Strasburgo, con sentenza dell’8 gennaio 2013, la cosiddetta Sentenza Torreggiani, ha condannato l’Italia, con voto unanime, per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU).

Inutile fare “dietrologia”, si possono invece apprezzare lo sforzo e gli impegni presi dagli Stati Generali dell’Esecuzione Penale conclusi recentemente, ma evidentemente con colpevole ritardo rispetto a quanto i radicali chiedevano da tempo, il lavoro è ancora lungo e sconfiggere, o quanto meno attenuare i 1000 pregiudizi che stanno dietro alla percezione della colpa e della sua espiazione non è cosa facile, ignoriamo, o “vogliamo ignorare”, ciò che accade dietro le sbarre, dove nessuno posa lo sguardo. Eppure è lì che sta la soluzione a quello che lo stesso ministro Orlando ha riconosciuto come un problema, è lì, dietro quei muri che noi potremo capire che i detenuti non sono mostri da isolare, sono persone come noi che hanno sbagliato e che hanno voglia di rimettersi in gioco, ascoltarli significherebbe dare loro una seconda possibilità e arricchirebbe la nostra umanità. Detto questo lascio che sia Lucia ad esprimere il suo sentito ricordo di Pannella, un pensiero di amicizia, non di riconoscenza, il pensiero di chi, anche da queste pagine, si batte incessantemente per la difesa della dignità umana.

Lettera ad un amico

Caro Marco

non voglio pensare che tu non ci sia più perché i grandi come te rimangono vivi per l’eternità anche passando attraverso la morte. È sempre presente dentro di me il ricordo di quando qualche anno fa venisti a trovarci a Borgo San Nicola e varcasti la soglia del laboratorio sartoriale di Officina Creativa con tutta la naturalezza e la spontaneità che ti caratterizzavano. Quel giorno indossavi una giacca bianca che si intonava perfettamente con il colore dei tuoi capelli che tenevi raccolti in una coda ed in mano l’inseparabile sigaro. Ti differenziavi dagli altri politici che negli anni erano venuti a farci visita perché era proprio l’approccio diverso, tu ti sentivi uno di noi, un uomo semplice ed umile, uno alla mano, un amico, un parente che non stava andando a trovare i detenuti, ma semplicemente degli esseri umani. Io e le mie compagne eravamo tutte in cerchio intorno a te, emozionate e ancora incredule della tua presenza in mezzo a noi, a dialogare e a scherzare come se ci conoscessimo da tanto tempo. Eri interessato ad ogni singola storia di ognuna di noi e quanta soddisfazione di fronte ai tuoi complimenti per l’impegno nel nostro lavoro e l’apprezzamento per i nostri manufatti. Conoscerti è stato uno dei rari momenti belli ed emozionanti fra queste mura perché mi hai regalato un sorriso vero e sincero, la tua stretta di mano è stata per me simbolo di speranza e di coraggio per andare avanti perché mi hai detto che c’è sempre un inizio ed una fine per tutto, anche di fronte ad una condanna lunga come la mia. Ti sei sempre battuto come un leone per i diritti dei detenuti mettendo a serio rischio la tua salute con gli innumerevoli scioperi della fame e della sete protratti nel tempo. Peccato che nessuno dei legislatori si è fermato mai un attimo a riflettere sul perché dei tuoi enormi sacrifici per capire le tue ragioni, visto che per anni ed anni hai invocato la concessione dell’amnistia in risposta al perenne stato di sovraffollamento delle carceri. Non chiedevi la luna, ma semplicemente il rispetto della dignità umana, ma come si dice? “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” Cosa resta? Sicuramente la tua grande forza di volontà e un grande spirito di umanità perché le tue lotte non svaniranno nel tempo in quanto hai rappresentato la storia degli ultimi decenni lasciando un’impronta vera e credo che chi ti ha accompagnato e sostenuto nelle tue battaglie continuerà in nome dei tuoi ideali e chissà, magari da Lassù riuscirai a penetrare nelle coscienze spente di chi non si vuole prendere la responsabilità di cambiare il sistema e capire finalmente che, come recita l’art. 27 della Costituzione italiana:

“La responsabilità penale è personale.

L’imputato no è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”

Grazie Marco

Nota: allegato all’articolo di Lucia riporto un breve saluto di Cinzia Prinari anche lei instancabile redattrice del “Quaderno di Lucia

Il tuo nome sarà legato sempre nei nostri ricordi in nome della libertà.

Con tanto affetto

Cinzia Prinari

Benvenuto e grazie per il tuo contributo