La_singolare_avventura_di_Tommaso

La singolare avventura di Tommaso


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La singolare avventura di Tommaso: la dama, la gatta Mamelushka e l’inesorabile pendolo del tempo, novella scritta a quattro mani dal carcere di Lecce

Premessa: “La singolare avventura di Tommaso” è un esperimento di scrittura creativa nato nelle condizioni più difficili, è una novella scritta a quattro mani con la collaborazione di Lucia Bartolomeo, Adina Cauc, Cinzia Prinari e il sottoscritto, che peraltro si è limitato solo a dare l’incipit del racconto e ad inserire un breve contenuto. Tutto il merito di questo lavoro va alle ragazze della redazione del “Quaderno di Lucia” che si sono lanciate nel racconto con un entusiasmo sorprendente. Si, ma dove sta la difficoltà allora? Lucia, Adina e Cinzia sono detenute nel carcere di Lecce, non hanno internet, non hanno gli smartphone, non usano WhatsApp e men che meno possono fare una telefonata: tutto si è svolto con la vecchia, cara carta e penna e facendo i conti con i lunghi tempi delle spedizioni postali. Tutto questo però non le ha affatto demoralizzate anzi, mentre pubblico questa novella ne ho una nuova pronta sulla scrivania e Lucia mi ha detto che stanno lavorando ad altri racconti. La singolare avventura di Tommaso potrà piacere o meno a chi avrà la pazienza di leggerla fino in fondo, ma oltre il messaggio di speranza e di apprezzamento per la vita che hanno voluto trasmettere le ragazze mi piacerebbe sottolineare l’aspetto più importante di questo impegno: il riscatto, la voglia di comunicare, la voglia di esserci, con tutte le energie, in questa società, perché il carcere non deve essere la “morte civile”, non deve necessariamente condurre a pensieri tristi (e ce ne sono!), ma deve rappresentare la giusta “pausa di sospensione”, l’espiazione, ma con dignità di un errore commesso (ammesso che di tale si tratti in quanto Lucia Bartolomeo si è sempre dichiarata estranea ai fatti che la vedono duramente condannata). L’art. 27 della Costituzione italiana recita:

La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte

eppure, a questa rieducazione, lo Stato non sempre riesce a fare fronte anzi, sono rari i casi in cui i detenuti sono ammessi ad attività lavorative vere e proprie ed ecco che queste volonterose ragazze ci pensano da sole, con la creatività, con la scrittura, con la carta e con la penna a dimostrarci che la loro voglia di riscatto è più forte di qualunque catena.

La singolare avventura di Tommaso

Non si era ancora svegliato, Tommaso, ma in quegli ultimi momenti che precedono la veglia venne preso da una strana sensazione e aprì gli occhi di soprassalto. Come al solito, accanto a lui c’era Mamelushka, la sua gattina grigia senza una zampetta, ma quello che vide intorno a sé lo lasciò senza parole: era in una stanza che sembrava la sala di un museo. Eppure il letto dove era seduto era proprio il suo e accanto il solito comodino con le solite Gauloise, la solita bottiglia d’acqua e il libro aperto con cui si era addormentato: “Memorie di un uomo che non ha ricordi”. Tommaso però, non era uno che si spaventava troppo facilmente e così scese dal letto, si stiracchiò come se nulla fosse e a piedi scalzi cercò per prima cosa un bagno –Diamine– disse ad alta voce – Anche se mi sono svegliato in un museo ci dovrà pur essere un gabinetto– e si avviò verso un corridoio alla fine della stanza. Non fece pochi passi che sentì una voce: –Tommy, se cerchi il bagno segui il corridoio a destra, lo troverai in fondo– Epperò! Questa volta si che trasalì stupefatto! Chi era che aveva parlato visto che li intorno non c’era nessuno? E come mai sapeva il suo nome? Cominciava a sentirsi a disagio. Mamelushka intanto, come al solito, faceva le fusa stusciandosi tra le sue gambe con la coda alzata. Istintivamente il suo sguardo si posò sul quadro che gli stava accanto, era il ritratto di una giovane donna intenta a pettinarsi. Non era particolarmente bella, ma emanava un fascino particolare, quasi profumato e sbalordì ancora di più quando le sue labbra si mossero dicendo: –Forza Tommy, non dovevi andare al bagno? Non vorrai fartela addosso, grande e grosso come sei!?– e scoppiò in una risata argentina –Ma come? Parli?– balbettò Tommaso che stava iniziando a perdere il suo sangue freddo. Nella sua vita era stato sempre un uomo razionale, credendo solo in ciò che vedeva e tutto quello che gli stava accadendo in quel momento gli sembrava vago e confuso, come in un sogno …non riusciva più a connettere e a distinguere tra realtà e fantasia. Si girò per un istante guardando alle sue spalle per vedere se ci fosse qualcun’altro in quella sala, ma poi si rese conto che non c’era anima viva oltre alla sua dolce gattina. Intanto la voce di donna si fece sempre più incalzante facendolo sobbalzare: –Insomma Tommy, vuoi andare al bagno si o no? Guarda che se te la fai addosso poi è un problema, non c’è mica un guardaroba qui!– Tommaso si strofinò gli occhi per vedere meglio la figura parlante che lo fissava e, osservando quelle labbra proferire quelle parole si rese conto che in quella cornice dorata vi era raffigurata una donna eterna, una donna d’altri tempi, dal volto irradiato da mistico fervore. Chissà quanti uomini l’avranno osservata e quanti altri ammirata, di certo desiderata e anche sognata. Una donna irraggiungibile, spettatrice della vita. Tommaso ha un colpo di fulmine e rimane scioccato allo stesso tempo da quella voce soave che cerca in tutti i modi di attirare la sua attenzione. –Ma tu chi sei?– le chiede Tommaso –Sono il tuo riflesso- risponde la donna misteriosa, -Ma ancora è presto per capire– –Hai ragione– dice docilmente il povero Tommaso. –Io non riesco a capire, come può un quadro a parlare? Sicuramente sto sognando oppure …sono uscito fuori di senno, non c’è altra spiegazione– –Si è vero che sono nel quadro, ma non sono io a parlare, è la tua anima che mi da la voce– dice la donna. Tommaso resta in silenzio per un po’, incredulo perché è troppo difficile da comprendere, ma dentro di lui si fa strada pian piano il pensiero che le parole di quella donna non sono poesia, ma recitano di lui. –Cosa vuoi da me? Perché tutto questo? Fino a poco fa dormivo beato nella mia stanza e ora mi risveglio qui, in una sala da museo con un dipinto parlante. Converrai con me che forse sto avendo le allucinazioni …oppure tu sei una visione– afferma Tommaso sempre più sbigottito. La donna, continuando a fissare Tommaso col suo sguardo ammaliante gli dice: –Tu rappresenti la realizzazione di un sogno. Vedi questa sala così grande? Sono anni che mi ritrovo qui, sono passati tanti uomini sotto il mio quadro ed io ho sempre desiderato ballare con loro, ma nessuno mi ha mai sentita. Ora tu sei qui, di fronte a me e puoi esaudire il mio desiderio-. Tommaso, dal canto suo, si accorge di quanto la situazione si stia complicando. Lui non è un ballerino e di certo non può improvvisarsi in un’improbabile danza . E poi, come potrebbero ballare se lei è solo un’illusione? –Dai Tommy, riprenditi, torna in te stesso– diceva tra sé e sé –Dammi la mano, dammi la possibilità di uscire da questo ritratto, regalami un attimo di vita e tutto questo ti sarà più chiaro– sussurra lei. Tommaso è diffidente, ma allo stesso tempo si incuriosisce, un po’ gli sta venendo a mancare la terra da sotto i piedi e preso dal panico le risponde: –Perché dovrei farti uscire? Dammi una buona ragione per farlo perché una ragione a tutto questo non c’è– –Se mi sprigioni da questa cornice ti aiuterò a sprigionare te stesso. Dammi la mano– non finisce di parlare che la mano della donna era già tesa fuori,sospesa nell’aria. A quel punto le paure di Tommaso un po’ si placano perché quella mano piccola e fragile lo fa sentire avvolto da un grande calore, sospeso tra la realtà e l’illusione. Si sente attratto da quella donna dallo sguardo profondo e penetrante e a quel punto allunga la sua mano verso di lei sentendosi come rapito da tanta bellezza. Tommaso trascina fuori la donna sprigionandola da quella imponente cornice e non fa in tempo ad ammirarla in tutta la sua grazia che le luci della sala si abbassano, la musica parte sulle note del valzer n° 2 di Dimitri Shostakovic e i due vengono trasportati da un’onda leggera che accarezza i loro corpi come l’oceano accarezza la sabbia dorata. Tommaso non aveva mai danzato, eppure i suoi piedi si muovevano come se l’avesse sempre fatto nella sua vita. Un susseguirsi di giravolte intrecciate al ritmo della musica lo fanno sentire sospeso in una nuova dimensione. Ad un tratto gli scorrono davanti i fotogrammi della sua vita, come lo scorrere di una pellicola di un film. Per un attimo vede da spettatore il suo passato, immagini dei suoi anni trascorsi, le cose fatte a cui non aveva mai dato il giusto valore, le cose essenziali che lo rendevano felice e alle quali non aveva mai attribuito il giusto peso …e in quelle note sensuali della musica Tommaso viene ipnotizzato dal dolce sorriso di lei e in quel momento sente il bisogno di stringerla fra le sue braccia. Poi, guardando il suo viso raggiante di felicità capisce che averle teso la mano pochi istanti prima per farla scendere dal quadro ha dato a quella donna le ali per poter volare verso un attimo di libertà. Mentre i due girano nel ritmo di quella danza, ormai persi completamente dalla magia del momento, l’incantevole musica finisce facendo svanire l’illusione e Tommaso si rende conto che durante quel ballo lei l’aveva trasportato nel suo quadro. Si trovavano nei pressi di una cascata, a piedi nudi su un soffice prato e sullo sfondo la cornice temporale che aveva appena varcato, ma la confusione era scomparsa dalle sue sensazioni, guardava quella cornice come una possibilità: poteva ritornare sui suoi passi e dimenticare tutto, svegliarsi e ritornare alla sua solita vita, ma l’unica cosa che fece fu domandare: –Ma tu, che mi hai portato in questo strano mondo, come ti chiami?– –Mamelushka– rispose lei –ma nessuno ha mai pronunciato il mio nome, tranne te. Quegli occhi curiosi al di là del quadro guardavano solo il mio viso, ma nessuno si è mai domandato se avevo un’anima, solo tu mi hai teso la mano, ti sei fidato dell’illusione e l’hai trasformata in realtà– –Un momento– esclamò Tommaso –ti chiami come la mia gattina, anzi dov’è? Devo tornare indietro a riprenderla, povera micia, non ha che me a questo mondo …Oddio, quale mondo? Quello di qua o quello di là? –Mamelushka scoppiò in una risata argentina e rispose: –Valla a cercare allora, tanto non la troverai!– Tommaso guardò perplesso quella donna e non riusciva a cogliere il senso delle sue parole, in fondo la sua gattina curiosona era rimasta a passeggiare per le stanze del museo e quindi sarebbe stato facile passare dall’altra parte della cornice e ritrovarla. D’istinto si specchiò nell’acqua del laghetto che faceva da culla alla cascata, ma provò una strana sensazione quando in quelle limpide acque non vide il riflesso del suo volto, bensì quello della donna seduta al suo fianco. Pensò che era finito veramente in uno strano mondo, ma non ci fece caso più di tanto. –Certo che la trovo, ne sono sicuro! La mia Mamelushka è sotto la cornice ad aspettarmi, tutta rannicchiata a schiacciare un pisolino -esclamò Tommaso come al solito sicuro di sé. –Vai vai, caro Tommy– ribatté lei ridendo sempre più forte. –Perché ridi?– le chiese Tommaso che già iniziava ad innervosirsi dall’atteggiamento beffardo di lei. –Rido perché, nonostante sei qui, continui a dare ancora tutto per scontato …come del resto hai fatto per tutta la vita– –Cosa ne sai tu della mia vita?– esclamò Tommaso ormai al colmo del nervosismo. –Te l’ho detto Tommy, sono il tuo riflesso ed è la tua anima a darmi la voce– –Cosa vuoi insinuare? Che la mia micia non è là fuori ad aspettarmi? Tornerò indietro, salterò quella cornice e ritrovarla sarà un gioco da ragazzi– Tommaso era sempre più convinto di sé. –Adesso ti ricordi di lei? Se non fosse stato per me non ti saresti nemmeno accorto della sua assenza e staresti ancora con la testa fra le nuvole– lo rimproverò lei come se si stesse rivolgendo a un bambino. A quel punto Tommaso fu avvolto da un senso di angoscia e si sentì in colpa: poverina la sua gattina senza una zampetta! Chissà quanto aveva miagolato alla disperata ricerca di lui sentendosi sola e abbandonata in quell’enorme sala deserta. Era stato talmente preso dalla curiosità di quel dipinto parlante che non aveva più capito nulla, stregato dallo sguardo penetrante di quella donna che gli aveva fatto perdere completamente il contatto con la realtà …portandolo a dimenticarsi della sua cara gattina! Ed era stata proprio la curiosità che lo aveva trasportato in quel quadro, facendogli provare la sensazione di spettatore della vita, proprio come la dama che era al suo fianco. A quel punto Tommaso decise che era arrivato il momento di porre fine a quell’illusione, doveva cercare la sua Mamelushka, il suo affetto più caro …forse l’unico della sua vita. Volse lo sguardo verso quella donna affascinante e con un cenno della mano si congedò da lei, anche se gli dispiaceva lasciarla lì, ma non poteva fare diversamente: doveva assolutamente tornare nel suo mondo in cerca della gattina. Iniziò a percorrere quel sentiero a piedi nudi che portava fino alla cornice temporale e, mentre camminava a passo spedito, si girò un istante per vedere per l’ultima volta quello sguardo, ma si accorse che la dama aveva il viso rivolto verso il basso ed era intenta a pettinarsi i lunghi capelli. Lei non era triste vedendolo andare via, ma sorrideva e faceva delle riflessioni profonde che Tommaso, ovviamente, non poteva udire perché ormai distante. –Adesso finalmente ti renderai conto che niente va dato per scontato, caro Tommaso, la tua sicurezza ti è nemica e nel mio mondo, finalmente, troverai solo te stesso– mentre pronunciava quelle parole la dama si spogliò delle sue vesti e raggiunse la cascata per immergersi in quelle acque limpide e purificanti. Tommaso raggiunse la cornice temporale che improvvisamente appariva avvolta in una nebbia fitta, andò per oltrepassarla, ma sbatté con la faccia contro un’enorme, spessa, lastra di vetro e si rese conto in quel momento che non era facile passare da un mondo all’altro come e quando voleva lui. La colpì con dei pugni, ma era come se colpisse il vuoto, iniziò ad urlare a squarciagola, ma la sua voce era come se …lo avesse abbandonato. Un senso di “chiusura” lo avvolse, si sentì imprigionato da quell’enorme vetro davanti a lui e l’aria nei polmoni iniziava a venire meno. A quel punto si accorse di un’immagine che era riflessa davanti a lui, quella di un grande orologio a pendolo. Tic… tac… tic… tac… tic… tac… passo dopo passo, nello stesso passo, sentì che il suo cuore batteva al ritmo di quell’orologio che gli faceva vedere come scorre lento il lungo tempo che lo teneva distante dal suo mondo, quando in realtà il suo mondo era a soli pochi passi da lui, era solo il tempo che glielo faceva vedere lontano. A soli due passi da lui c’era la sua vita, i suoi sogni imprigionati dal tempo, la sua gattina che era l’unico affetto che gli era rimasto. Il tempo, con la sua silenziosa tortura, lo voleva separare da lei, trascinandolo verso il suo lento scorrere. Si sentiva immobile dietro quel vetro, impotente, voleva chiedere aiuto ma era consapevole che nessuno lo avrebbe sentito. Provò un senso di smarrimento, chiuse gli occhi e si accasciò per terra fra mille pensieri veloci ed inquietanti che attraversavano la sua mente. Provò una forte paura mista a disperazione, sensazioni e sentimenti che non aveva mai provato prima, ma che gli procuravano emozioni forti. Non era la semplice paura di non riuscire ad oltrepassare quella cornice, era una paura che aveva radici profonde legate al suo inconscio, paura di riflettersi in uno specchio e capire che la sua compagna di vita era stata sempre la solitudine. Paure inquietanti e angoscianti che abbracciano le memorie di un uomo che non ha ricordi, paura di conoscere l’inferno, paura della morte nel cuore. Il suo viso si coprì di lacrime che scendevano lente, fino a formare dei solchi sulla sua pelle. Provò un senso di vergogna perché non aveva mai pianto fino a quel momento, forse lo aveva fatto da bambino, ma non se ne ricordava. Sentì un bisogno incontrollabile di essere abbracciato e pensando alla sua infanzia si ricordò dell’abbraccio della sua mamma: quant’era bella sua madre e che vuoto incolmabile aveva lasciato nel suo cuore quando era morta, in un’età in cui lui aveva più bisogno di lei …e si vergognò ancora di più quando si rammentò che erano anni che non andava più sulla sua tomba per posare un fiore. Paradossalmente i suoi sensi iniziarono a rilassarsi e il battito del cuore divenne più regolare, le paure iniziarono a placarsi e si trovò lì, nel silenzio incessante di quel luogo ombra, da solo, con la sua coscienza che gli presentava un conto piuttosto salato! Il pensare solo ed esclusivamente a sé stesso, l’assoluta mancanza di interesse verso il prossimo, l’egoismo che aveva caratterizzato la sua esistenza e che lo aveva portato sempre a badare solo a sé stesso …e a nessun altro! Tommaso non si era mai soffermato a riflettere sul valore della vita, non aveva mai apprezzato le cose belle della natura e non si era mai soffermato ad offrire il suo aiuto a chicchessia, ma in quel momento, accasciato per terra, davanti a quell’orologio del tempo sacro capì che proprio come lo scorrere di quelle lancette il tempo era prezioso e non andava sprecato un solo attimo di vita, in qualsiasi condizione essa si presentasse. Capì che la vita è bella e che quell’orologio lo poteva aiutare a trovare le ragioni della vita, che doveva essere libero “dentro” la sua coscienza perché, se era sereno interiormente, non doveva avere timore di nulla. Ora Tommaso sapeva che poteva riprendere il suo cammino ricominciando con nuove motivazioni e che finalmente sarebbe stato in grado di guardare nel profondo della propria anima. Iniziò a sentire i rintocchi dell’orologio che facevano eco in quello spazio infinito e unitamente a loro sentì una voce leggera che gli parlava da lontano –Ricorda Tommaso, per ogni tuo respiro ascolta sempre il tuo cuore– e man mano un susseguirsi di suoni che si identificavano sempre di più nel trillo incessante della sveglia sul suo comodino. D’istinto Tommaso allungò la mano per spegnerla e, aprendo gli occhi, si rese conto che era coricato nel suo letto e a fianco vi era rannicchiata la sua Mamelushka assorta in un sonno profondo. La strinse a sé e l’accarezzò con tenerezza promettendole in silenzio che non si sarebbe mai separato da lei riconoscendo a quell’esserino soffice e delicato il merito di una fedeltà incondizionata. Tommaso al suo risveglio provò delle sensazioni molto belle perché sentiva come se delle grosse catene si fossero sciolte, consapevole che fino a quel momento era stato prigioniero dei suoi sogni. Non avrebbe mai saputo veramente se quell’esperienza era stata realtà o frutto della sua immaginazione, ma una cosa la sapeva con certezza: che d’ora in poi avrebbe visto tutto sotto un altro aspetto, che non avrebbe più avuto bisogno della corazza che si era costruito per affrontare la vita e che era importante trovare delle persone con cui condividere le proprie aspettative. Si alzò dal letto e aprendo la finestra per fare entrare un po’ di luce si accorse che era un bel giorno …per iniziare a vivere

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