La_ricchezza_non_fa_la_felicità

La ricchezza non fa la felicità


La_ricchezza_non_fa_la_felicità

La ricchezza non fa la felicità, è il titolo della seconda novella scritta, questa volta, da Adina Cauc e Lucia Bartolomeo

Vivere rinchiusi dentro quattro mura e non arrendersi, non smettere di sognare, produrre, contribuire, esserci. E’ questo il messaggio che traspare dalla novella di Lucia Bartolomeo e Adina Cauc, l’allegoria di Peppino il pescatore, illuso di trovare la felicità in un’improbabile tesoro, mosso ad onirica avventura dal desiderio di offrire all’amata moglie Ada un benessere fatto di effimera ricchezza, di ori, di gioielli, contrapposto ad una più semplice realtà: saper apprezzare quello che si ha. Nessun commento, solo un invito alla lettura

La ricchezza non fa la felicità

Una fredda mattina di ottobre Peppino si svegliò all’alba per prendere la sua piccola barca e andare a pescare come faceva tutti i giorni.

Nel suo piccolo paese, dove c’era poco lavoro, lui aveva appreso tutti i segreti del mestiere da suo nonno, che era il miglior pescatore della zona.

Quel giorno Peppino, salendo sulla barca, sperava tanto che la giornata gli portasse una buona pesca poiché da tanti giorni la fortuna non era dalla sua parte.

Mentre si avviava verso il mare aperto a un certo punto decise di fermarsi, tirò fuori dal suo zainetto le esche che aveva preparato la sera prima e le sistemò alla sua canna da pesca.

Così, in quelle acque limpide e cristalline di quella mattina, iniziò la sua avventura.

Peppino, perso nei suoi pensieri, ad un certo punto si accorse che si trovava lì da tanto tempo senza aver pescato nulla, come nei giorni precedenti.

Il pensiero di tornare a casa a mani vuote per l’ennesima volta gli sfiorava la mente facendogli venire l’angoscia, però lui questa volta, nonostante tutto non si scoraggiò e decise di stare lì a provarci ancora per un po’.

Mentre aspettava, a pochi metri di distanza da lui, vide una grande coda di pesce sbattere sull’acqua creando un’onda gigante che per poco non gli ribaltò la barca.

Peppino, preso dall’entusiasmo, pensò che quella era la sua giornata fortunata: non aveva mai visto niente di simile in vita sua. Di scatto si alzò tenendosi pronto a tirare nella speranza di pescarlo, ma rimase stupito e non credette ai suoi occhi, il suo sguardo rimase meravigliato! Intorno alla sua barca, quasi sulla superficie dell’acqua, un essere meraviglioso dai lunghi capelli dorati gli girava intorno …una sirena…

Peppino, vedendola, rimase stregato dalla sua bellezza e mentre lei si allontanava dalla sua piccola barca lui decise di seguirla.

Aveva visto la creatura più bella e incantevole del mondo e non voleva perdere quella immagine dai suoi occhi.

Ad un tratto si rese conto che la sirena era entrata nella grotta oscura dove nessun essere umano era mai entrato; le leggende del paese narravano che quella era l’entrata degli abissi e che la grotta fosse maledetta, ma lui non si perse d’animo e si avventurò in quel luogo tenebroso perché tanta era la curiosità di sapere qualcosa di quello splendido essere.

La grotta era buia e man mano che Peppino solcava quelle acque con la sua barchetta e si addentrava nel cuore di quel luogo, una tenebra sempre più scura lo circondava, ma lui non si fermò.

Dopo un poco però, si rese conto che si era perso, non vedeva più nulla, seguiva solo il suono ammaliante della voce di quell’essere incantevole che lo guidava in quella oscurità.

Nella sua mente era rimasta impressa la bellezza di quel volto stupendo e lui mai e poi mai avrebbe rinunciato a inseguirla.

Ad un tratto però, la corrente iniziò a trascinare la sua barca e lui si rese conto che veniva allontanato da quel suono, dal richiamo della sirena.

Remò con tutte le sue forze, ma non riuscì a sovrastare la forza di quella corrente.

Quando giunse allo stremo delle sue energie Peppino sentì come uno strattone, venne sbattuto da una parte all’altra e non riuscì più a tenersi aggrappato alla barca così finì in acqua, nelle onde gelide che lo travolsero e si lasciò andare, abbandonandosi alla sua sorte che egli stesso aveva sfidato entrando in quel luogo maledetto.

Così, mentre si sentiva risucchiato come in un enorme vortice sprofondando negli abissi, i suoi sensi lo abbandonarono.

Mentre si trovava in uno stato di semi incoscienza sentì il suo corpo avvolto da un calore che man mano lo riportava alla realtà e con grande stupore si rese conto di essere ancora vivo.

Forse stava sognando o forse stava vivendo davvero quella realtà, difficilmente riusciva a distinguere cosa veramente stesse vivendo, di sicuro erano delle sensazioni che mai aveva provato prima. La sua era stata una vita tranquilla, fatta di lavoro e sacrifici per tirare avanti con quel poco che riusciva a guadagnare col suo mestiere di pescatore, mai si era trovato faccia a faccia con delle emozioni forti uguali a quelle che stava vivendo.

Si guardò intorno quasi smarrito e si ritrovò in un luogo incantato dove neanche la fantasia dell’uomo poteva giustificare tanta bellezza, uno spettacolo della natura che avrebbe lasciato stupito chiunque l’avesse ammirato: le più belle meraviglie del mondo erano racchiuse lì. In quell’angolo di paradiso negli abissi più profondi.

Era steso su uno scoglio e le onde dolcemente lo accarezzavano, sembrava come se qualcuno lo avesse adagiato di proposito su quella superficie mentre era incosciente. Cercò di intravedere la sua barca, ma non vide traccia di dove era finita, ma non c’era nemmeno più il buio intorno a lui perché in quel posto magnifico c’era soltanto tanta luce.

La sua attenzione fu catturata dallo scroscio di una grande cascata, si sentiva richiamato da quello splendore e così si alzò da sopra lo scoglio e seguì il percorso accanto alla roccia raggiungendola.

Non aveva mai visto niente di simile prima di quel momento e rimase sbalordito quando di fronte a lui quelle acque cristalline si aprirono creando un passaggio e vide dall’altra parte un bagliore che gli fece rendere conto che tutto ciò che luccicava era oro, in quella grotta maledetta era custodito un tesoro.

Fu preso dall’entusiasmo di quella enorme scoperta, chissà da quanti secoli era custodita tutta quella enorme ricchezza in quel posto sperduto e si sentiva fortunato ad essere forse l’unico al mondo ad aver visto tale splendore, quindi iniziò a fantasticare e non riusciva più a contenere la sua euforia ed andò per attraversare quel varco che lo separava dal tesoro, non vedeva l’ora di poter arraffare tutta quella fortuna che gli avrebbe cambiato la vita per sempre, avrebbe potuto avere il mondo ai suoi piedi d’ora in avanti e, perché no, dare un calcio alla sua piccola barca che gli aveva solo fatto rendere conto della sua povertà, facendogli guadagnare solo quel poco che serviva per portare un po’ di pane a casa e nient’altro.

Fece pochi passi e mentre allungò la mano per toccare quell’oro si sentì spingere e si ritrovò catapultato all’indietro come se una forza sovra umana lo respingesse.

Si ritrovò per terra e ad un tratto udì una risata armoniosa che si prendeva beffa di lui. Si voltò e vide lei, la sirena, quell’essere incantevole che lui aveva seguito con la sua barca.

Era seduta su uno scoglio e lo osservava col suo sguardo ammaliante, i suoi capelli erano scintillanti come il sole e scendevano leggeri sui seni a coprirli, la pelle bianca come la neve, gli occhi azzurri come il cielo, le labbra rosse come il fuoco della passione.

Peppino era disorientato, non sapeva più cosa pensare, era finito in un posto incantato pieno di ricchezze, con una creatura bella, dalla sensualità carnale, cosa aveva fatto per meritare tanto benessere?

Peppino decise di approcciarsi alla donna e chiese: -Dove mi trovo essere meraviglioso?- ed ella rispose: -Sei nel profondo dei tuoi pensieri dove hai sempre sognato di essere e dove finalmente mi hai trovato, tutto quello che hai sempre desiderato- -Ma tu come fai a conoscere i miei desideri?- incalzò Peppino e la sirena rispose: -Caro ragazzo, quante volte ho sentito le tue lamentele mentre pescavi dalla tua imbarcazione, tu non ti sei mai accorto di me, ma io c’ero e raccoglievo le tue frustrazioni legate alle tue difficoltà- -Ma tu non puoi essere reale sirenetta, sei solo una leggenda come tutte le storie narrate sulle sirene!- -Peppino, tutto questo è realtà perché i tuoi sogni lo chiedono, io sono realtà e tutto quello che vedi davanti potrebbe essere tuo- indicandogli con la mano il tesoro che era al di là della cascata -Diventeresti l’uomo più ricco e più potente della terra, non un semplice pescatore con le tasche vuote-

Peppino si sentì incoraggiato da quelle parole e disse alla sirena: -Quell’oro mi spetta di diritto perché io ho sfidato la sorte entrando nella grotta maledetta e nessuno lo aveva mai fatto prima d’ora!-

-Ti sbagli Peppino, non è così semplice- disse la donna dalla lunga coda di pesce -Tu sai che nella vita ogni cosa ha un prezzo, sono stata io a sceglierti, sono stata io a salvarti dalle correnti gelide e ad adagiarti su quello scoglio altrimenti saresti affogato e ora non saremmo qui a parlarne- lo sguardo di lei si fece sempre più intrigante.

-Allora ti devo la mia vita mia dolce creatura, dimmi cosa devo fare e non esiterò un attimo ad esaudire ciò che chiedi, pur di avere per me tutto quel ben di Dio- ormai Peppino stava abbandonando la sua umiltà lasciando il posto all’avidità, sentiva che dentro di lui qualcosa stava cambiando, aveva un disperato bisogno di prendere, di toccare, di sentire l’ebbrezza del potere che era a soli due passi da lui …aveva l’acquolina in bocca di quell’oro, i suoi occhi divennero diabolici e disse alla sirena che era disposto a tutto pur di ottenere quella ricchezza, qualsiasi sacrificio gli venisse chiesto.

A quel punto lei era ormai soddisfatta delle sue parole e gli fece vedere un calice d’oro e gli disse che solo bevendo quella pozione avrebbe acquistato la capacità di varcare la barriera che lo separava dalla ricchezza.

Il pescatore si gettò in acqua e raggiunse lo scoglio della sirena, cercò di afferrare il calice per berne il contenuto, aveva troppa fretta di oltrepassare quella barriera, vole tuffarsi in quell’oro e sentirne la consistenza, ma la sirena spostò il braccio all’indietro e gli disse: -No Peppino, non così, pensaci bene, ti ho detto che ogni cosa ha un prezzo, se berrai da questo calice nulla sarà come prima, acquisterai tanta ricchezza, ma perderai qualcosa di molto caro: la felicità-

Peppino, guardandola, scoppiò in una risata sarcastica ed esclamò: -Ma cosa dici dolce creatura? La felicità l’ho appena trovata, nulla potrà impedirmi di impossessarmene, non vi rinuncerò per nulla al mondo!- strappò il calice dalla mano della sirena e bevve tutto d’un fiato lasciando che quella sostanza amara come il veleno attraversasse il suo corpo che divenne leggero e trasparente, facendogli attraversare quella barriera in mezzo alle acque.

Peppino si sentiva onnipotente, aveva la sensazione di camminare sull’acqua, percepiva emozioni nuove che non conosceva, i suoi occhi bruciavano di potere ed ogni contatto con la realtà era ormai svanito.

Affondò le mani in quella ricchezza, sollevava gioielli e diamanti e li faceva rimbalzare in aria, scavava nel mucchio per toccare ogni angolo di preziosità e pronunciava parole di apprezzamento verso di sé, di come era stato coraggioso ad avventurarsi laddove nessuno aveva mai osato vantandosi per la sua tenacia e il sangue freddo dimostrato.

Intanto la sirena lo osservava da lontano e diceva: -Che sciocco che sei Peppino, quando scoprirai cosa hai fatto piangerai lacrime amare e vorrai sprofondare nelle tenebre, odierai quella ricchezza-

Peppino, completamente preso dall’euforia non poteva certo ascoltare le parole che la sirena stava pronunciando, del tutto ignaro di quello che lo aspettava.

Mentre scavava nell’oro tante immagini si susseguirono davanti ai suoi occhi in quel luogo incantato, vide stormi di uccelli che si inseguivano, banchi di pesci che si rincorrevano, un uomo e una donna che si tenevano stretti per una mano come se una forte corrente li volesse dividere e poi vide due angeli che tenevano appeso a una corda un ritratto dalla forma ovale con impressa l’immagine di sua moglie -Ada!- esclamò Peppino alla vista di quel ritratto che lo fece rimanere turbato e dopo si scatenò una tempesta che lo travolse.

La cascata lo investì in maniera violenta, i pesci divennero serpenti che lo avvinghiarono completamente stringendolo forte fino a togliergli il respiro, gli uccelli divennero corvi che si proiettarono su di lui come per divorarlo, le mani dell’uomo e della donna si separarono e il ritratto di sua moglie iniziò a coprirsi di sangue.

Peppino fu preso dalla paura ed iniziò ad urlare disperatamente lasciandosi andare in quelle acque che lo travolsero del tutto spingendolo lontano da quel posto.

Si ritrovò riverso su una spiaggia con il viso affondato nella sabbia, l’acqua che gli sfiorava le dita dei piedi e i raggi del sole che scaldavano il suo corpo. A fatica tentò di rialzarsi perché sentiva dolore in ogni dove. Alzò lo sguardo e vide la sua barchetta a pochi metri da lui, arenata sulla spiaggia e a quel punto pensò che fosse stato tutto un sogno.

Andò per prendere i suoi attrezzi da pesca dal suo interno e con grande stupore si accorse che al posto degli attrezzi vi erano riposti dei grandi forzieri.

Il cuore cominciò a battergli all’impazzata, li aprì e trovò il suo oro, tanti gioielli e il ritratto di sua moglie Ada poggiato su uno di essi.

-Che mi venga un colpo!- esclamò Peppino -Allora non è stato un sogno, è tutto meravigliosamente vero!-

Felice come non lo era mai stato si diede subito da fare per trovare il modo di tornare a casa e far vedere a sua moglie tutte quelle ricchezze che avrebbero cambiato la loro vita per sempre.

Stranamente, lungo il tragitto verso casa, non incontrò anima viva, sembrava che camminasse in un paese fantasma. Giunto nei pressi della casa, esausto dal trasporto di quei forzieri traboccanti di ricchezze, bussò alla porta …ma non gli aprì nessuno.

Frugò in tasca per prendere le chiavi, ma non le trovò, chissà dove le aveva perse.

Iniziò a chiamare forte: -Ada, amore mio, apri, il tuo Peppino è tornato ed ha una sorpresa che ti lascerà senza parole-

Dall’altra parte il silenzio, nessun cenno di presenza umana in quell’abitazione.

Ad un certo punto Peppino sentì una melodia alle sue spalle, un canto che gli suonò familiare e che lo fece girare di scatto. Rimase shoccato quando vide la sirena in carne ed ossa più bella del solito, indossava un abito elegante e aveva due lunghissime gambe da mozzare il fiato

-Ma …tu sei umana …tu cammini come me, come hai fatto ad arrivare fin qui? …e dov’è finita la tua lunga coda di pesce?-

-Peppino- rispose la sirena ormai donna -Tu hai avuto la ricchezza che desideravi e di conseguenza le tue scelte hanno arricchito anche me, perché queste gambe sono il frutto del tuo sacrificio, la felicità che hai perso per sempre-

-No sirenetta, o chiunque tu sia, tu non vuoi proprio capire, sei proprio ostinata! Diventare ricchi non è sinonimo di tristezza, ma bensì di felicità. Appena lo saprà mia moglie sarà la donna più felice del mondo, i nostri pensieri sono finiti per sempre!-

-E’ proprio questo il punto Peppino caro, lei non c’è, Ada era già felice al tuo fianco, ma forse tu non te ne sei mai accorto. La tua casa è vuota e lo resterà per sempre- disse la sirena.

Peppino si fece cupo e serio, fu preso dall’ansia e iniziò a colpire forte la porta con dei pugni urlando alla moglie di aprirgli.

-Peppino la tua amata è volata via, lei ora è con gli angeli del cielo e non tornerà mai più perché è morta- A quelle parole Peppino fu travolto da un brivido che lo scosse, si arrabbiò e si avvicinò alla donna -Ma tu chi sei? Cosa si nasconde dietro quel corpo dalle mille grazie, una donna incantevole o il diavolo in persona?-

-Peppino mi dispiace dirtelo ora, ma tu nella grotta non mi hai dato il tempo di spiegarti e hai bevuto dal calice. Te lo avevo detto che ogni cosa ha un prezzo, ma tu eri talmente accecato da quella ricchezza che non ha voluto ascoltare, hai barattato una vita con il potere ed ora non puoi più tornare indietro-

Lei si mostrava mortificata agli occhi di Peppino, ma era falsa.

-Un giorno trascorso nella grotta maledetta ha significato un lungo tempo nel tuo mondo, tu sei mancato un anno da casa, ti hanno dato per disperso in mare e Ada è morta di crepacuore per la tua perdita, il suo cuore non ha retto a tanto dolore-

Peppino, sentendo queste parole, cadde nella disperazione più profonda e lanciò un urlo forte che fece eco in tutto il paese ormai deserto.

-Dimmi che non è vero, dimmi che non è successo, come hai potuto farmi questo?- disse il pescatore gettandosi in ginocchio in lacrime di fronte alla sirena -Ti prego, falla finita, ora basta! Ridammi indietro la mia vita, la mia felicità!

-Dovevi provare il dolore per capire qual’era la tua felicità. Anch’io vorrei che uscissero lacrime dai miei occhi, provare ciò che non ho mai provato: tristezza, dolore, gioia, amore, ma io non ho un cuore e non so cosa significhi avere sentimenti, ma li voglio provare, certo che li voglio provare!-

-Tutto ciò che vuoi, tutto ciò che vuoi- Peppino piangeva come un bambino.

-Per riavere la tua felicità mi devi dare il tuo cuore-

A quel punto Peppino, al culmine della disperazione, si prostrò ai piedi della sirena sporgendo il petto in avanti per permettere di compiere quell’estremo gesto con le sue mani inferocite. Era disposto a tutto pur di ricongiungersi con la sua amata anche nel mondo degli angeli.

-Prendi tutto di me, sono pronto a darti la mia vita, sono pronto a morire pur di ritrovare la mia Ada-.

Lei, con le sue unghie affilate come lame d’acciaio, penetrò nel petto il povero Peppino afferrando il suo cuore provocandogli un dolore fortissimo che lo scosse in tutto il corpo.

Peppino sobbalzò e si svegliò, si era addormentato, era stato tutto un sogno e in quel momento un pesce aveva abboccato alla sua lenza.

Il pescatore si riprese, iniziò a tirar su molti pesci, non pescava così tanto da molto tempo e quell’angoscia che lo aveva pervaso si trasformò in gioia. Riempì la sua barca di pesce e diresse la prua verso la riva, non vedeva l’ora di tornare a casa ed era felice. Corse a casa, nel suo piccolo paese e arrivato alla porta la aprì …e vide lei …era sua moglie.

Quando la abbracciò capì che era stata sempre lì la sua ricchezza, ce l’aveva in casa e non se n’era mai accorto.

Lucia e Adina

 

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