Il_mio_pensiero_vola

Il mio pensiero vola… Lettera di Rumyana Radeva (Bulgaria)


Il_mio_pensiero_vola

Il mio pensiero vola… scrive Rumyana dal carcere di Lecce, è un pensiero soave e di speranza che vi propongo integralmente, se avete voglia di leggerlo

Il mio pensiero vola… è il leitmotiv della lettera di Rumyana, vola tra passato, presente e futuro ed anche il suo pensiero, come quello delle sue compagne, è sempre lieve, riflessivo, a tratti nostalgico, ma senza nessun accenno di livore né tanto meno di rassegnazione.

Noi che siamo “fuori”, in questi drammatici giorni che parlano di guerre, di confronti etnici e di religioni dovremmo riflettere sulle parole di Rumyana: il carcere accomuna nel dolore, ma anche nella solidarietà, in un mondo ristretto e circoscritto credo sia l’unico modo per poter sopravvivere e noi dimentichiamo, spesso, che il Mondo non è infinito, è la casa di tutte le creature e ringrazio chi, dal carcere, ha la voce e la forza per dimostrarlo con i fatti. Grazie ragazze!

Mi chiamo Rumyana e sono di nazionalità bulgara, ma in carcere l’etnia non è importante perché qui dentro siamo solo un numero di matricola. E’ già sera e sento il rumore delle chiavi dietro quel cancello che mi chiudono. I miei pensieri cominciano a volare lontano… gli occhi si riempiono di lacrime aspettando una lettera con le notizie dei miei figli e passa un’altra giornata, passa un’altra settimana, un mese …e così passano gli anni, sempre con una speranza per il futuro, ma anche con un unica domanda: perché? Sono finita in carcere, ma senza la giusta risposta. Ricordo con tanto dolore quelle manette strette ai polsi, così pesanti e fredde come macigni, ricordo il mio cuore che sanguinava. Ricordi che passano nella mia mente come fulmini, mi sentivo un uccello ferito alle ali. Ricordo l’immagine di un giudice duro e freddo. Tempo fa ho letto in un libro che la legge è senza anima. Questo già lo sapevo benissimo, ma le persone che sono in questo posto sono donne, sono mamme e un’anima ce l’hanno. Come ha scritto Amleto (Shakespeare, Amleto 1° scena del 3° atto n.d.r) “Devi vivere o devi morire? Questa è la domanda” …qui dentro ancora di più si deve vivere perché è facile abbandonarsi e lasciarsi andare, ma fuori ci sono i nostri figli che ci aspettano, creature che non hanno nessuna colpa e perciò la vita è sacra e bisogna essere persone forti e con la forza di volontà. Sono madre e la parola “mamma” significa forza, volontà e amore perciò voglio vivere. Il carcere rappresenta l’errore, un istituto per persone deviate che hanno commesso reati e devono pagare il debito con la giustizia. Un luogo dove isolare ed emarginare le persone non più degne di vivere nella società. In questo luogo ci sono tante persone, ma con intelligenza e culture diverse. Personalmente ho trovato persone sincere e umane, proprio tra coloro che vengono etichettate come “pericolose”, persone semplici con un rispetto vero. A nessuno è interessato cosa ho fatto, dove ho sbagliato, ma gli è piaciuto sentire quanti figli avevo, questo è stato importante per loro. Non conoscevo l’italiano però senza parole mi capivano benissimo perché vedevano nel mio cuore, standomi sempre vicino. Ho conosciuto, di fronte alla mia cella, una ragazza, Lucia che faceva l’infermiera fuori da queste mura, una persona bravissima, meravigliosa con un bel carattere intelligente dal sorriso dolce e sincero come una bambina. Non conosco persona più umana, più forte di lei, il suo unico scopo della vita: sua figlia. Poi ci sono altre donne, alcune già nonne, come Rosa, una persona speciale, cara come il suo nome: Gioia Rosa, orgogliosa della sua nipotina che le chiede sempre: “Nonna, quando torni a casa?” e lei, con un sorriso triste ed un abbraccio forte: “Presto amore mio” però per questo “presto” devono passare ancora alcuni anni. I miei pensieri volano, cercano una ragione di questa vita, di questo posto di sofferenza. Si dice che questi luoghi esistano per cambiare vita, per riabilitarsi e rieducarsi, ma proprio così non è perché il carcere non offre nulla, il carcere ti incattivisce, ti fa sentire un animale in gabbia. Quando il giudice condanna dice: “In nome del popolo…” queste le sue parole, ma quando condanna una donna pronuncia doppia sentenza perché condanna la donna e la madre e, senza rendersene conto, emette sentenza anche sui figli. Questi sono i miei pensieri che volano lontano perché nessun carcere, nessun giudice può decidere sui miei pensieri, sui miei sentimenti, sulla mia anima. Porterò sempre nel cuore due meravigliose donne italiane che sono delle vere donne, madri esemplari, compagne di sventura e di sofferenza che mi sono state sempre vicine. I miei pensieri volano …tutto passa, un giorno, non molto lontano, si chiuderà alle mie spalle quel gran portone che mi ha tenuta rinchiusa ridandomi la libertà, tanto desiderata, con quel portone si chiuderà una pagina triste della mia vita e tutto resterà solo un ricordo, ma in un angolo del mio cuore ci saranno sempre le mie compagne che per me sono state come delle sorelle quando mi sentivo sola e disperata. Grazie con cuore ragazze, vi voglio tanto bene. E’ quasi notte, tra poco giungerà un nuovo giorno e una nuova speranza… I miei pensieri volano …volano lontano …verso il futuro

 

Rumyana Radeva

carcere di Lecce 08/11/2015

Rumyana1 Rumyana2 Rumyana3 Rumyana4-2

 

Benvenuto e grazie per il tuo contributo