Il_giorno_prima

Il giorno prima, di Adina Cauc


Il_giorno_prima

La descrizione del “giorno prima”, il giorno prima che la porta di una cella si chiudesse alle spalle di Adina Cauc. Un’acuta lezione sulla bellezza delle piccole cose

Si legge freschezza nell’articolo di Adina Cauc, la freschezza di una giovane donna caduta tra le maglie della giustizia, giovane eppure riflessiva, che ci descrive “il giorno prima” con un velo di melanconia per il tempo perduto in una cella non priva, però, di una certa autoironia che rende il suo articolo piacevole da leggere, ma che lascia soprattutto un messaggio di cui bisognerebbe saper sempre tener conto: apprezzare le piccole cose della via come fossero uniche

Il giorno prima… di Adina Cauc (Romania)

Era mezzanotte… una chiave gigante apre queste sbarre… la donna con la divisa mi fa cenno con la mano verso l’interno di quella cella e quasi sorridendo mi dice: “Prego” Faccio un passo ed ero lì… la prima lacrima, la prima goccia della pioggia di sofferenza che sarebbe iniziata, mi cade sul pavimento freddo. Dietro di me sento il rumore forte del ferro che batte sul ferro e poi la chiave gigante che gira due volte per chiudere le mandate. Resto immobile… nel silenzio assordante sento i passi che si allontanano di quella donna con la divisa. Ho in mano due lenzuola, una federa, due piatti… un cucchiaio… una forchetta… uno spazzolino… un dentifricio e una saponetta… nella tasca dei pantaloni ho un foglio dove dice che dovrei trascorrere così qualche anno della mia vita… della mia gioventù… avevo 23 anni. Oggi ho quasi 25 e vorrei raccontarvi un po’ questa mia esperienza. Come ho detto prima nell’elenco è esattamente così che è iniziata, avendo in una piccola cella l’essenziale della sopravvivenza. Quella chiave che girò quel giorno non mi ha tolto solo la mia libertà fisica, ma… mi ha rinchiusa in uno spazio vuoto dove ho capito quanto fosse stata piena la mia vita fino al giorno prima. Quel giorno prima, che io l’ho considerato così noioso… La mattina il solito bar dell’angolo, il solito caffè, il solito barman che voleva il numero di telefono poi andare lì a fare la spesa nel caotico supermercato dove per parcheggiare la macchina dovevi girare intorno per un’ora. Dopo dovevi fare la fila infernale alla cassa, dopo che finalmente sei riuscita ad uscire da li dentro ti metti sulla strada per rientrare… Cosa ti succede? Rimani bloccata nel traffico… Alla fine, quando sei riuscita a rientrare in casa, ti arriva la solita telefonata della mamma che al primo colpo ti dici “Uff… ora la paresi mi verrà per quanto tempo dovrò tenere il telefono vicino all’orecchio” Eppure rispondi! Lì inizia la valanga di domande, poi ti dà tutte le indicazioni su come devi cucinare il pranzo, si sta lì al telefono finché il mangiare non è pronto e fai il primo assaggio. Lei ti chiede fiera: “Com’è?” Anche se magari… sai… devi dirle sempre: “E’ buonissimo! Grazie mamma!” E’ solo lì che si decide di chiudere la conversazione tagliando corto: “Ciao, buon appetito” Poi il pomeriggio si passa con gli amici che vai a trovare, la sera, quando torni, trovi la casa buttata sotto sopra dal cane che ti sei dimenticato lì! E’ “Cocco!” Il mio peggior sveglia mai avuto! Ogni mattina saltava nel mio letto e mi mordeva le dita così che mi dovevo alzare per portarlo fuori. E così… quel giorno prima! Che noioso… Adesso mi rendo conto di quanto possa essere stato bello tutto ciò… ogni attimo era così prezioso! Per esempio adesso quella lunghissima telefonata quotidiana con la famiglia, ora è troppo importante, l’aspetto impaziente con tanta ansia che voglio sentire la voce della mamma e della mia sorella. Perché? Perché ora la telefonata la posso fare ogni 16 giorni e ho tempo solo 10 minuti! Forse… oppure adesso mi rendo conto che prima davo per scontato ciò che mi rendeva veramente felice! Non è che diamo per scontato l’essenziale del nostro essere senza rendercene conto di quanto potremmo averne bisogno? Mi chiedo… che cosa sarebbe successo se quel giorno non avessi avuto quel piatto, quel cucchiaio e quella saponetta? E che dire del giorno dopo? Il sorriso di una persona che ti da il “Buon giorno”, quello illumina un’intera giornata, quel semplice sorriso può dare tanto, attira sempre la sua risposta che fa sorridere pure a te ti mette di buon umore! E in quell’attimo ti può cancellare quella lacrima che c’è dentro il cuore. Si! Il semplice sorriso… un’essenziale che tante volte viene dato per scontato. Quel sorriso della mattina dopo io non me lo potrò mai dimenticare perché in quel piccolo gesto ho trovato calore, affetto e conforto in un momento di grande disperazione.

Adina Cauc

carcere di Lecce 09-11-2015

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