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Ergastolo: l’assassino dei sogni, di Lucia Bartolomeo 1


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Il caso di Lucia è emblematico, è il classico caso di processo indiziario che si conclude senza alcuna certezza, mancano le “prove provate” della sua colpevolezza …eppure sconta un ergastolo.

Ho avuto modo di conoscere Lucia Bartolomeo dopo aver seguito la sua vicenda giudiziaria anche attraverso una serie di interviste condotte da Franca Leosini per Storie Maledette. Il caso di Lucia è emblematico, è il classico caso di processo indiziario che si conclude senza alcuna certezza, mancano le “prove provate” della sua colpevolezza …eppure sconta un ergastolo.

Volevo conoscerla Lucia, una persona messa al bando forse con un’eccessiva frettolosità, e così è stato: siamo diventati amici, nonostante le difficoltà dovute alla comunicazione che esiste tra i due mondi, quello di “dentro” e quello di “fuori” e tramite lei e le sue compagne ho potuto scoprire cose che a pochi è dato il privilegio di conoscere: la dignità nella sofferenza, la voglia di riscatto e un grande amore per la vita, cose che forse diamo per scontate, noi che non ci sentiamo toccati …eppure esistono, anche dove “nessuno posa lo sguardo” e si esprimono con maestosa umanità, a tratti con poesia, a tratti con ironia.

Ora Lucia Bartolomeo gestisce una sezione di questo sito: “Il quaderno di Lucia” dove lei, Adina, Cinzia, Rosa, Rumyana, Gina e tra breve anche Rossana ci raccontano il carcere visto con gli occhi delle detenute …chiedono solo di essere ascoltate.

Ergastolo: l’assassino dei sogni, di Lucia Bartolomeo

“In nome del popolo italiano…”

Una voce cupa che scorre lenta e imponente come il notiziario di un telegiornale e poi… il silenzio tombale. Ricordi lontani che tornano alla mente turbolenti come piogge violente che affogano l’anima.

“Ergastolo” un’unica parola pronunciata con freddezza e inquietudine da un uomo in piedi con la toga, un foglio bianco in mano che sentenzia la morte civile. Intorno a me l’oscurità delle tenebre che incombono lente, il tempo che si ferma, il tic tac delle lancette dell’orologio che scompare. Odo solo un susseguirsi di voci che rimbombano in quella stanza gelida priva di sentimenti, non riesco più a distinguere nulla. Sento solo il bisogno di sedermi e sottrarre il mio corpo dalla fatica di reggersi in piedi. Mi chiedo se sono ancora viva oppure sono già spettatrice della vita da un altro mondo. Sono lì, in quell’oscura aula di tribunale con tutte quelle voci rimbombanti, oppure mi trovo all’inferno, sbattuta da un limbo all’altro? Ad un tratto un dolore lancinante mi attraversa il cuore, mi porto una mano al petto come se volessi fermare il sangue di una ferita aperta, ma in realtà il mio cuore sanguina nel suo interno e non posso fermare quell’emorragia di sofferenza che tormenta il mio essere. Parole e sensazioni che possono descrivere solo in piccola parte cosa si prova quando si è protagonisti di un verdetto così pesante ed estremo. Il mio sguardo è vagante come un vagabondo in cerca di una meta, davanti a me sorrisi sarcastici di “vittoria” e volti solcati dal dolore, urla di gioia e grida di disperazione. Il mio viso è pietrificato dalla figura di quell’uomo con la toga con il foglio in bianco in mano, cancellandone ogni espressione. Ricordi lontani che scorrono nei miei pensieri come i titoli di coda della pellicola di un film drammatico. Da anni l’Italia ha abrogato la pena di morte in quanto è un Paese di alta civiltà, dove il valore della vita è sacro incondizionatamente.

Chissà perché invece la realtà è ben diversa e mascherata visto che un soggetto condannato all’ergastolo è considerato morto civilmente e la morte viene somministrata lentamente con lo scorrere degli anni. Da tempo numerose associazioni si battono per l’abolizione della condanna all’ergastolo, perfino il Papa lo ha cancellato dal codice penale del Vaticano, ma lo Stato italiano è cieco e sordo … ah dimenticavo …l’Italia è un paese civile che ha abrogato la pena di morte, l’Italia è un Paese dai forti valori umani ed è anche il Paese che concede ai giudici il libero arbitrio di condannare un imputato secondo il libero convincimento in un processo indiziario senza la cosiddetta “prova regina” che a volte diventa “prova principessa” o “contessa” con un impianto accusatorio debole, senza prove certe, al “fine pena mai”, senza voltarsi un solo attimo indietro e chiedersi: “E se quella persona fosse innocente?”, senza mai chiedersi “Siamo sicuri che sia stata fatta giustizia oltre ogni ragionevole dubbio?”

Questa è l’Italia di ieri, di oggi e di domani, l’Italia nelle cui aule di tribunale vi è affissa una scritta: “La legge è uguale per tutti”, ma dimenticandosi di aggiungere che “Non tutti sono uguali davanti alla legge”. L’Italia dove si cerca ad ogni costo un colpevole per placare la sete di “giustizia” che in molti casi si rivela una vera e propria “ingiustizia”, dove si crea un mostro da sbattere in prima pagina. Ergastolo: l’assassino dei sogni

Lucia Bartolomeo

carcere di Lecce, 13/12/2015

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