Dritto_al_cuore

Dritto al cuore, di Rossana Elia


Dritto_al_cuore

Disegno originale di Rossana Elia

Dritto al cuore, il macigno che si abbatte su Rossana Elia e che lei trasforma in poesia

Il mio compito di introdurre gli articoli delle ragazze del carcere di San Nicola (Lecce), comincia a perdere di significato, sotto la guida e con l’aiuto di Lucia Bartolomeo, la principale collaboratrice di questo progetto, continuiamo ad offrire uno spaccato della vita dall’interno di un istituto di detenzione; lei, …loro, raccontando da protagoniste, io limitandomi a dar forma alle loro parole. Non è un lavoro semplice, non fosse altro che per le complicazioni legate agli imprevedibili tempi delle Poste (eh sì, tutto avviene alla maniera antica: carta, penna, busta e francobollo, ma ci si fa lo stesso, basta volerlo). Non è un lavoro semplice perché queste ragazze coraggiose raccontano della propria vita, dei propri sentimenti, dei propri dolori con una semplicità quasi disarmante, senza nascondersi, senza rinnegare il proprio passato, ed è una cosa rara in questi tempi, ma questo percorso funge da catarsi, le loro voci sembrano dire: “Va bene, abbiamo commesso degli errori, di certo non ci piace, ma accettiamo la condanna, però questo non toglie che abbiamo un’anima che come la vostra gioisce e soffre, noi siamo vive e, se anche non ci amate, fate tesoro della nostra esperienza, ascoltarci non vi infetta …e non vi costa nulla”

In un giorno come tanti, dove cerchi di spezzare la monotonia in un luogo buio e freddo, si cerca di sorridere, nonostante tutto, quando di botto ti senti chiamare da lontano: -…Elia!- Mi affaccio con la testa fuori dal cancello della cella e mi vedo di fronte una divisa, l’ispettore di reparto. Io, come mio solito, faccio una battuta: -Ispettore quale onore! Per caso ho ricevuto un altro mandato?- e lei mi risponde: -Elia, di sicuro oggi lo gradiresti- Non faccio tanto caso, ma una forte ansia cominci ad assalirmi e così, arrivata giù con l’ispettore, mi vedo circondata da agenti donne e uomini che mi fanno accomodare nell’ufficio.

Chiedo nuovamente se mi è arrivato un nuovo mandato di cattura, ma mi viene risposto di no. Mi sento avvolgere da un fuoco, per due o tre volte mi viene chiesto se “voglio andare”, ma non riesco a capire ciò che mi viene detto. Mi sento scuotere con forza quando una voce straziata mi dice: -Elia, mi dispiace, è venuta a mancare la tua mamma- un forte dolore dritto al cuore! Quel giorno del 14 novembre 2013 è stato come ricevere la condanna a morte perché da figlia non avrei mai voluto ricevere tale notizia, ma avrei voluto solo morire io al suo posto, perché il dolore non ha muri, non ha sbarre né blocchi di cemento che lo possano contenere. Ancora oggi non mi do pace e mi chiedo sempre cos’ha fatto mia madre di così male se non solo amare una figlia che da tantissimi anni è stata allontanata da casa e oggi è a lei che dedico queste parole:

“In una notte d’autunno ti sei staccata dal tuo albero cadendo leggera come una foglia, piano piano, in silenzio, senza far rumore …inutilmente mi chiedo perché. Il sonno della morte ha spento i tuoi occhi e il sorriso di donna felice, ma l’eterno sonno ha svegliato nel ricordo, nella memoria per sempre la tua bellezza ed il tempo inesorabile non arrugginerà della tua anima la purezza. L’albero senza la sua verde foglia si sente impoverito e muto rabbrividisce stretto nell’angoscia del solitario freddo. L’inverno è alle porte, ma verrà la primavera e ti vedrà… Ti vedrà in quella bianca farfalla svolazzare intorno ai rami e vedrà i tuoi occhi in quello squarcio d’azzurro che si affaccerà dopo il temporale. L’albero nudo sarà rivestito e riscaldato dal sole del giorno e diventerà fiammeggiante al tramonto. Fisserà di notte una stella palpitante, la più luminosa, la più bella. Comincerà a fiorire e non si sentirà più solo, fissato di notte dalla stella e di giorno avvolto nel caldo abbraccio del vento di primavera.

Ti voglio bene mamma

Rossana Elia

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