Carta_e_penna_2016

Carta e penna nel 2016: com’è cambiato il mondo!


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Carta e penna nel 2016, riflessioni di una detenuta sull’esclusione dalla comunicazione sociale

C’è poco da aggiungere all’articolo di Rossana che semplicemente fa riflettere sull’uso della carta e della penna: già, noi, super connessi h24, oramai usiamo la posta solo per pagare le bollette (quando non lo facciamo online) o per inoltrare qualche raccomandata o per spedire atti ufficiali eppure, al di là di quanto giustamente sottolinea la nostra autrice, si coglie, nelle sue considerazioni, un fatto altrettanto importante: l’esclusione dall’evolversi del tempo come riflesso della detenzione. Sorvolando sulle motivazioni che portano ad una condanna il pensiero va al dopo, alla scarcerazione, a quel momento in cui un detenuto ritorna a pieno titolo tra i cittadini liberi e noi sappiamo che il carcere deve condurre verso una strada di riabilitazione, operare per il reinserimento del soggetto nella società, ma, a seconda della durata della pena, i fatti dimostrano il contrario: il tempo rimane come congelato in un isolamento sociale e culturale e quindi viene semplicemente da domandarsi: come faranno una donna, o un uomo, una volta pagato il proprio debito, a trovare nuova accoglienza nella società se restano privati dei minimi strumenti di comunicazione?

Guardo la televisione seduta sul letto o sullo sgabello della mia cella e mi rendo conto di quanto la tecnologia abbia fatto passi da gigante andando sempre più avanti mentre io sempre immobile ad un punto fermo. Mi sento una primitiva nell’epoca moderna come se guardassi il mondo attraverso una piccola finestrella vedendomi passare davanti l’evoluzione galoppante che incalza rapidamente ed io, volendo capire di cosa si tratta, non ci riesco, posso solo immaginare. Sono da tanti anni reclusa in carcere dove ogni forma di tecnologia è praticamente inesistente, sento spesso parlare di WhatsApp, smartphone, Ipad, ma mi chiedo di cosa si stia parlando visto che le mie conoscenze sono rimaste ferme agli anni in cui si usavano i telefoni cellulari con la tastiera e si parlava solo di sms. Eppure non sono una naufraga spiaggiata su un’isola deserta dove esiste solo l’immensa bellezza della natura, mi trovo nella mia città con un’unica differenza però, mi trovo “al di là del muro” e questo fa la differenza. Al di là del muro non esiste il tempo, infatti in carcere il tempo è solo una variabile, non passa mai e soprattutto non conosce evoluzione. In carcere l’unico mezzo per comunicare con il mondo di fuori è il classico vecchio sistema della carta e della penna, figlio dei nostri padri, una busta gialla, un francobollo e via a fare i conti con i ritardi delle Poste italiane e ogni sera, negli orari in cui avviene la consegna della posta che è uno dei momenti più importanti per un detenuto, spero di ricevere una lettera dai miei cari, uno scritto dai miei figli per sapere come stanno, dei loro vissuti, le loro esperienze, di come la vita vada avanti nonostante tutto, le difficoltà che hanno dovuto superare in mia assenza. Le loro parole, per me, sono la fonte della mia sopravvivenza fra queste mura, l’espressione dei loro sentimenti nei miei confronti, parole d’amore di un figlio verso la madre, ma anche parole di rabbia e delusione perché non ci sono stata quando avevano bisogno di me a causa della mia detenzione. Quante parole scritte attraverso un foglio ed una penna, parole che comunque mi fanno sentire viva, che mi dimostrano che nonostante tanti anni di assenza dal mondo che c’è al di là del muro, dove un tempo c’ero anch’io, sono viva, c’è qualcuno che mi aspetta e che soffre la mia mancanza e che, soprattutto, non sono stata dimenticata. In questo posto è solo l’amore che mi fa andare avanti, che mi sprona a non abbandonare la speranza e a farmi rimboccare le maniche ricominciando da zero. L’amore di mio padre che mi fa sentire il valore di essere una figlia, l’amore dei miei figli che nonostante tanti anni di lontananza mi regalano quella gioia immensa che ho nel cuore di essere la loro madre, quella bellissima sensazione che mi infonde la mia nipotina quando mi chiama “nonna” e l’amore incondizionato di Oliviero, l’uomo che amo, che mi fa sentire una donna viva e desiderata, nonostante la situazione. Ecco perché, in questo posto, ciò che fuori l’evoluzione ha spazzato via, lasciando il posto alla tecnologia, fa la differenza: un foglio ed una penna

Rossana Elia

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