Brasile_carcere_e_cannibalismo

Brasile, carcere e cannibalismo


Brasile_carcere_e_cannibalismo

Drammatica situazione nelle carceri del Brasile: a due anni dalla morte di un detenuto si sospetta addirittura un caso di cannibalismo e forse non è l’unico

Se lo stato delle carceri italiane presenta una situazione al limite dell’insostenibilità e della legalità, come nel caso di Rachid Assarag dove, come documentato da una registrazione diffusa su Repubblica, è addirittura una guardia di sorveglianza a pronunciare queste frasi: “Questo carcere è fuorilegge, dovrebbe essere chiuso da 20anni, se fosse applicata la Costituzione” quello che accade in Brasile è al limite della fantasia dantesca: a due anni dalla morte del detenuto Edson Carlos Mesquita da Silva, ucciso nel braccio C del carcere di Pedrinhas dai suoi compagni nel dicembre del 2013, emergono altri inquietanti particolari: il suo corpo non solo fu sezionato in 59 parti, salate e riposte nei sacchi della spazzatura nel maldestro tentativo di farne sparire le tracce, ma pare che il suo fegato, secondo la testimonianza oculare di un testimone, fu arrostito, diviso tra i reclusi e divorato. La testimonianza dell’atroce banchetto è stata resa al procuratore Gilberto Cāmara França Junior, il quale ha ammesso che ci sono fondati sospetti che questo caso di cannibalismo non sia l’unico. Ma questo episodio, venuto alla luce dopo due anni di indagini non è che lo specchio di una realtà ancora più drammatica: la situazione delle carceri brasiliane è letteralmente esplosiva e quasi priva di controllo se, come ammette lo stesso ministro della Giustizia carioca, José Eduardo Cardozo, preferirebbe morire piuttosto che finire in una delle prigioni del proprio Paese: 200.000 detenuti in più rispetto la capienza prevista ovvero 607.731 su 377.000 che le varie strutture potrebbero ospitare, un numero che è cresciuto del 575% nell’arco di 25 anni. Le conseguenze di tale sovraffollamento sono facilmente immaginabili: carenze igieniche con conseguenti rischi di epidemie, violenze di ogni tipo, sia fisiche che sessuali, risse tra bande rivali e, naturalmente, difficoltà, da parte dei preposti, di esercitare un efficace controllo sui reclusi, per non parlare poi dei processi di riabilitazione che in un contesto simile appaiono come pura utopia.

Secondo un rapporto dell’Human Rights Watch (vedi video) le stesse guardi carcerarie hanno ceduto le chiavi a quelle che vengono definiti prigionieri-sentinelle. L’episodio è stato documentato nel penitenziario di Pernambuco, nel nord est delPaese. Questi prigionieri-sentinelle hanno in mano il totale controllo della struttura, gestiscono lo spaccio, vendono i posti letto e, in caso di mancato rispetto delle loro regole, non esitano a punire nelle maniere più atroci, sono numerosi i casi di decapitazione.

Ovviamente qua da noi siamo ancora lontani 1000 miglia dall’ipotesi di cannibalismo, ci mancherebbe, ma non possiamo certo affermare che le nostre carceri, come voleva Voltaire, siano lo specchio della nostra civiltà o meglio, forse lo sono se le ammissioni della nostra guardia carceraria trovassero riscontri nell’indagine avviata dal ministro Orlando

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