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Amnistia e Giubileo


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Amnistia: è la parola che ci ricordano Cinzia, Lucia, Rosa e Adina …nell’anno del Giubileo della Misericordia

È l’anno del Giubileo della Misericordia e Cinzia, Lucia, Rosa e Adina ci ricordano la parola “amnistia”. È una richiesta maturata dalla consapevolezza e dalla voglia di riscatto che può essere condivisa o meno, ognuno secondo la propria coscienza, ma parla anche di umanità e di dignità e pertanto andrebbe ascoltata

Siamo Cinzia, Lucia, Rosa e Adina, scriviamo dal carcere di Lecce, sezione femminile, una goccia dell’intero complesso di Borgo S. Nicola, ma vogliamo fare arrivare forte la nostra voce parlando di un tema che a tutti noi detenuti sta molto a cuore: “l’amnistia!” Sappiamo che questa parola suscita alla maggior parte della gente sdegno, preoccupazione e forse anche paura. Capiamo e comprendiamo le preoccupazioni che può suscitare il pensiero che tanti “delinquenti” possano girare liberi . Anche noi siamo state dall’altra parte, persone che vedevano il carcere come un posto di penitenza, di emarginazione, ma era un pensiero di un attimo poi subito finito lì, nel dimenticatoio. Non era un mondo che ci apparteneva. Purtroppo un giorno abbiamo avuto la sfortuna di entrare in questo mondo, viviamo questa realtà e per sopravvivenza l’abbiamo fatta nostra: qui dentro, se vuoi sopravvivere, ti devi rivoltare le maniche e affrontare la giornata. Un po’ si piange, un po’ si parla e a volte anche si sorride …si perché con il sorriso riesci ad aiutare una compagna di sventura per non farla sentire troppo sola. Il tempo scorre lento e tutto uguale, anche i giorni sono uguali, riusciamo a distinguerli guardando il calendario, sappiamo quando è festa perché la giornata è scritta in rosso e ad ogni mese che passa, a un foglio che si strappa è un passo avanti sulla strada di casa, una porta che vediamo lontanissima, ma ogni passo è un traguardo per noi. Quante mamme, quanti papà, quanti figli la vogliono raggiungere! Ognuno di noi ha un sogno, chi vuole diventare ricco, chi vuole fare l’attore, chi vuole incontrare il suo principe azzurro, ma il nostro sogno è tornare a casa. Ma è giusto: chi si trova qui è perché ha sbagliato e “chi sbaglia paga” Chi entra qui dentro lascia tutto fuori, ogni affetto e di sicuro è il prezzo più alto che paghiamo. Avere la possibilità di un’amnistia crediamo sia un atto di umanità, lo ha chiesto anche il Papa eppure non è stato ascoltato, non pretendiamo che siamo ascoltate noi perché siamo solo 4 granelli di sabbia nel deserto del Sahara, ma vorremmo che le nostre parole vi giungano nel cuore per non dimenticare che dietro queste mura alti e recintati ci siamo noi, 1600 detenuti, uomini e donne che sono mamme, papà, figli, ci sono famiglie che li aspettano a casa perché al di là di uno sbaglio siamo persone capaci di dare tanto, persone con grande umanità e dignità che capendo di avere sbagliato vogliono solo avere un’altra opportunità. Qualcuno sbaglierà ancora, questo non si può escludere, ma quante persone faranno tesoro di questa esperienza? E allora perché non dare l’amnistia? Quante volte sentendo alla televisione si è fatto accenno a questo tema e solo Dio sa quante speranze ha suscitato nei nostri cuori, ma erano solo illusioni, uomini di politica che “insinuavano” l’amnistia (questa parola la mettiamo tra virgolette perché era solo una parola detta per crearci illusioni e poi farci sprofondare nello sconforto). Uomini al potere che giocano con le nostre speranze, politici che non si prendono la responsabilità. Ma un atto di umanità non vuol dire prendersi responsabilità di ogni singola persona, basta solo tendere una mano a chi spera in un’altra opportunità ed avere un’altra chance. Siamo certe che la maggior parte di noi saprà cambiare la propria vita e allora ci chiediamo …arriverà mai questo giorno? Mandiamo i nostri saluti a chi ci segue fiduciose che questa nostra speranza un giorno possa aprire i cancelli di questo posto.

Dalle detenute di Borgo S. Nicola 23/11/2015 Lecce

Cinzia Prinari, Lucia Bartolomeo, Rosa Gioia, Adina Cauc

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