Donne

Donne, di Rumyana Radeva, Bulgaria


Donne

Donne, un altro scorcio di vita “dell’interno” dipinto da Rumyana Radeva

Alle volte, per “evadere”, non servono lime affilate e corde robuste, bastano solo una penna ed un foglio di carta, come fa Rumyana, che ci dipinge uno spaccato di vita al femminile dall’interno di un carcere italiano. Sono donne con un passato “difficile”, ma con una grande voglia di riscatto. Ecco le sue parole:

Questa è una storia vera, come una favola per brava e cattiva gente, una fiaba che non si legge in nessun libro per bambini perché racconta del presente, senza futuro e senza fine.

Tutto quello che sto per scrivere succede in Italia, un Paese meraviglioso, ricco di natura e di arte, con montagne alte e un mare bellissimo, con una storia vecchia come il mondo, che parla di donne.

Tutto inizia tanti secoli fa con una donna che diede alla luce Gesù, passando dalla guerra di Troia con la bellissima Elena, ammirando la papessa Ioana, una umana donna dal cuore grande con la consapevolezza che tante generazioni sono cresciute in nome dell’amore che nutriva Giulietta per il suo Romeo. In ogni storia sempre una donna meravigliosa e poi c’è un’altra storia che racconta di tante donne: c’è un luogo alla periferia di una città non molto grande dove esiste un grigio palazzo con intorno delle mura di cinta alte e imponenti, con un portone pesante come una fortezza, riportando alla mente castelli medievali di un tempo.

Un palazzo chiamato “carcere” dove dal di fuori non si capisce se dentro c’è vita o no. In realtà la vita c’è, all’interno di quelle mura ci sono tante donne giovani e altre meno giovani che hanno passato tanti anni della loro vita in quel luogo. Donne diverse per carattere ed età, religione e nazionalità, ma tutte con la voglia di vivere e amare. Non so di tutte le loro vicende, ma ho conosciuto le loro anime, i loro desideri per la vita e anche i loro sogni. Donne che aspettano con ansia il giorno del colloquio, un giorno che è come acqua per la terra secca e come il sole per i fiori, un giorno così atteso e desiderato. Alcune aspettano i loro mariti o fidanzati, altre i loro figli o genitori. Il giorno prima c’è chi si fa la tinta per coprire qualche capello bianco, c’è chi si fa la piega, chi cerca il più bel vestito fra i pochi appesi nel piccolo armadietto. Quando poi arriva il momento tanto atteso un po’ di trucco e un po’ di rossetto e… si aspetta quella tanto amata frase: “Preparati per il colloquio!” In una busta si mette una bottiglia d’acqua, un po’ di biscotti e qualche caramella per fare una piccola merenda con i propri cari. Durante il colloquio, sempre troppo breve, si consolano con carezze ed abbracci, coprendo la loro tristezza, le loro tribolazioni che le corrodono l’anima e non farsi vedere afflitte dai figli e dai mariti.

Un’ora! Quanto è attesa quell’ora, un momento in cui si evade con la mente lontano dal carcere, rivivendo i ricordi di quando si era in casa uniti negli affetti di ogni giorno. Un’ora che vola via in un attimo. Le regole sono strette e fredde e allo scadere del tempo c’è un agente che avvisa che il colloquio è finito.

Si torna alla realtà. Il tempo è scaduto. Pochi secondi per salutare e si ritorna alla solitudine di ogni giorno… ci si rivede la prossima settimana. Queste sono le donne di questa storia, donne come tante, semplici e capaci di provare emozioni, donne che sognano, che amano e che sorridono, donne che piangono, così uguali e così diverse. Donne che stanno pagando i loro errori alla periferia di una città. C’è un palazzo grigio con muri alti e grossi, con un portone pesante come una fortezza, come una favola per brava e cattiva gente. Una storia vera del presente, di donne meravigliose come la bellissima Elena e le donne dell’intera umanità, donne con la sete di vita e di amore.

Lecce, 06/12/2015 Rumyana Radeva

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